Il giovane Ruscello e la Pietra millenaria

Maggio, tu lo conosci bene, è quel mese dell’anno in cui il sole si ridesta dal suo pigro bagliore invernale e richiama a se coi suoi raggi di luce i fiori della terra, quelli più delicati , quelli più colorati; sui monti scioglie i bianchi nevai e li riveste di verdi boschi e prati, è il mese del canto dei torrenti e dei ruscelli ed ecco cosa disse un giovane ruscello.

‘Sono nato proprio fortunato Io, si sà che io sono una delle poche creature al mondo che nasce cantando, non ho ancora imparato a camminare che già comincio a viaggiare, non ho valige da portare, il cielo e la terra mi fanno da tetto e casa, non c’è che dire sono proprio fortunato io.

Ecco, guarda quella grossa pietra, chissà che noia, che tedio, sempre ferma, sempre qui ad aspettare, troppo pesante che neppure io con la mia giovane forza la posso spostare’.

Così disse ruscello e guardò la pietra con compassione ma poi dovette andare poiché non si poteva fermare e così non sentì la pietra che molto lentamente cominciò a parlare, e si perché anche le pietre sanno parlare ma anche noi come il giovane ruscello non abbiamo tempo per sentirle, ti basta pensare che ci sono pietre che per dire una sola vocale impiegano un giorno intero, e se solo fai quattro conti ti accorgi che per dire ‘buongiorno’ ci vogliono dieci giorni, meglio allora affermare che le pietre sono mute.

Ma ecco cosa disse la pietra:
‘Oh ruscello, se tu solo conoscessi la mia storia poca compassione avresti per me perché io sono nata da un grande vulcano, nel cielo sono stata dapprima scagliata, e tanto sono volata in alto che per primo in una notte ho pensato di essere una stella, ma poi cominciai a cadere e sulla terra sono tornata e come un ruscello ho camminato, ma poi il calore venne a mancare e un blocco di pietra diventai, così ferma vidi trascorrere il tempo e con esso vidi la terra cambiare, ho visto la terra dei dinosauri, poi vidi grandi foreste e a ogni foresta seguiva un incendio, ho visto capanne diventare città e città diventare deserti, ho visto nascere ruscelli e ruscelli asciugare, col tempo ho capito che devo solo aspettare, saranno gli altri a cambiare, e la noia così mi è sempre stata lontana.’

Quando finì di parlare era ormai agosto e il sole a picco scottava la terra.
Del giovane ruscello solo una pozza all’ombra di una grossa pietra nera rimase ad ascoltare e chi la vide quell’estate notò sulla pietra gocciolare acqua da due piccole fessure come da occhi che hanno appena pianto.

 

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