EMMANUEL ANATI   PROSPETTIVE DELLA RICERCA PREISTORICA   

   La preistoria è la scienza che studia l’uomo e la sua cultura, dai primordi fino all’inizio della documentazione storica. In termini di tempo, abbraccia il 99% dell’era umana. In termini culturali, comprende tutte le fasi attraversate dall’umanità, dal momento in cui si è differenziata dalle altre specie animali, al momento in cui, tramite la scrittura, ha saputo dare una nuova dimensione e un nuovo peso al proprio passato e al proprio presente. Alla fine della età preistorica, l’uomo, la sua cultura, la sua civiltà, erano già simili a quelle di oggi.

   L’uomo, in tutti i suoi aspetti fisici, culturali, sociali e concettuali, si è formato in quella lunga serie di millenni che formano il quadro della disciplina alla quale ci dedichiamo. L’applicazione di un rigoroso sistema tecnico e tipologico, delle numerose e svariate analisi, di nuovi metodi di scavo, di ricerca, di studio, hanno portato le scienze preistoriche, nell’ultimo ventennio, a un progresso che sarebbe stato impossibile altrimenti. Oggi uno studioso di preistoria deve avere anche un’ampia conoscenza di una grande quantità di tecniche.

   Se da un lato, questo stato di cose ha fatto avvicinare la preistoria alle scienze esatte, dall’altro, la preistoria resta, e resterà sempre, uno studio umanistico che si occupa prima di tutto dell’uomo, della sua cultura, della sua evoluzione, per cui le varie statistiche e gli altri metodi tecnologici recentemente acquisiti potranno aiutare la ricerca, ma non snaturarne lo spirito.

   Il labirinto della tecnologia rende un ottimo servizio a coloro che lo dominano e sanno utilizzarlo. E’ però letale per coloro che vi entrano, impelagandosi tra le formule, i grafici e i numeri, per non più uscirne. L’opposto estremo è altrettanto pericoloso: chi si rifugia nell’immaginazione, nella speculazione intellettuale non scientifica, fa un salto nel vuoto ed è destinato a disperdere le proprie energie in uno spazio inafferrabile. Oggi, con lo sviluppo delle nuove tecnologie, e con lo sviluppo, non meno ardito, delle nuove prospettive per una ricostruzione sempre più approfondita e particolareggiata della evoluzione umana, è necessario un legame stretto tra tecnologia e  umanesimo, ed è necessaria, da parte degli studiosi, una costante coscienza delle finalità della ricerca e della responsabilità scientifica.

   La preistoria è lo studio della più grande avventura che vi sia mai stata, dell’epos dell’uomo, delle sue remote origini attraverso una lenta, ma quasi miracolosa evoluzione culturale che vede lo sfruttamento sempre più totale delle energie della natura, fino alla nascita della civiltà, alla invenzione della scrittura, all’era tecnologica.

   Non vi è dubbio che l’uomo sia avvinto dalla ricerca delle origini e dell’evoluzione della sua cultura;  è comprensibile come, nell’entusiasmo della ricerca, lo studioso possa essere trascinato da se stesso e da quello che fa, sia a un estremo, sia all’altro. Occorre pertanto un richiamo costante alla realtà. Questa ricerca preistorica, così umana, così stimolante per il pensiero, non deve e non può essere limitata agli aspetti della tecnologia e della metodologia: le tecniche e i metodi sono mezzi, non sono fine a se stessi. E non può neanche perdersi nella nebbia dell’immaginazione e dell’ipotetico.

   Una delle principali esigenze per lo sviluppo della ricerca preistorica dovrebbe essere, ci sembra, la ricerca di una armonia tra tecnologia e umanesimo.

   L’immenso materiale nuovo che viene scoperto di anno in anno, le migliaia di pubblicazioni che vengono stampate, gli sviluppi di tecniche via via messe a punto, i nuovi orizzonti della scienza sempre più vasti da un lato, sempre più specifici dall’altro, rischierebbero altrimenti di ridurre lo studioso all’impotenza. Infatti come può, un individuo abbracciare da solo il nuovo vastissimo orizzonte della ricerca preistorica?  Oggi la ricerca preistorica non può essere condotta efficacemente da studiosi isolati. Agli scavi e alle ricerche partecipano oltre agli archeologi, geologi, antropologi, paletnologi, palinologi, chimici, fisici, restauratori e specialisti tecnici dei vari rami.

   Anche tra gli stessi studiosi di preistoria si accentua la crescente tendenza ad una rigida specializzazione. Se da un lato questa tendenza riflette l’esigenza di una sempre più approfondita e specialistica conoscenza tecnologica, dall’altro, tale tendenza rischia di fare perdere la visione generale della scienza alla quale ci dedichiamo. Ci troviamo nell’assurda situazione in cui per molti, più ristretto è il campo di interessamento e di attività, più facile risulta il primeggiare in esso. Infatti uno studioso di preistoria non può più essere un esperto generico e autorevole in tutti i rami di questa disciplina. Ma è altresì vero che, se non vogliamo causare una mancanza di comune denominatore nell’ambito delle scienze preistoriche che approderebbe inesorabilmente ad un sezionamento e ad una insanabile decadenza,  dobbiamo fare in modo che una vasta e panoramica conoscenza dei vari aspetti della preistoria sia la base della educazione di ogni studente e di ogni studioso e che venga mantenuto un contatto tra i vari aspetti geografici, cronologici, culturali, metodologici e concettuali di questa disciplina i cui interessi stanno diventando sempre più vasti, sempre meno contenibili nel quadro della competenza di un singolo studioso.

   Pertanto, nelle nozioni generali dei singoli, nella conoscenza e nella capacità di collegare aspetti appartenenti a settori vari, nella capacità di sintesi, riposa ancora e forse più, la possibilità di comprendere i dati di fatto che rischiano diversamente  di restare privi di quel significato o riflesso pluridimensionale che ogni fattore culturale può avere per una migliore conoscenza della civiltà e della storia dell’umanità.

   Molti di noi operano nella profonda coscienza della pesantissima responsabilità che si impone ad ogni istituzione e ad ogni studioso in questo ramo, responsabilità di fronte alla cultura e di fronte all’umanità, poiché cultura e umanità sono il soggetto del nostro interesse, e nostro compito è la loro miglior conoscenza. Ma è sufficiente questo senso di responsabilità, perché la ricerca scientifica in questa disciplina si sviluppi nel modo migliore?

   Se non si può fare a meno di essere profondamente e molto specificamente specializzati, per avere una sufficiente competenza e mandare avanti un discorso valido, è altresì vero che si impone sempre più, a tutti noi, l’obbligo di una conoscenza vasta e panoramica e di un interesse anche per quei rami delle scienze preistoriche che non ci occupano quotidianamente. Si impone l’esigenza di mantenere e sviluppare un linguaggio comune affinché possiamo continuare a comprenderci e ad aiutarci scientificamente ed intellettualmente, malgrado questa specializzazione geografica, cronologica e metodologica sempre più radicale. Si impone anche la collaborazione su vasta scala tra specialisti di rami diversi e lo sviluppo di progetti di ampio respiro, nei quali si possano affrontare i grossi problemi e risolverli. E’, ovviamente, per questo tipo di ricerche che occorrono disponibilità di strutture e possibilità organizzative e materiali.

   Questa è la situazione in diverse parti del mondo. Alcune nazioni come pure diverse istituzioni e università cercano di fare fronte a tale situazione,  creando grandi istituti o centri di ricerca, dove numerosi specialisti, in collaborazione, riescono a coprire buona parte dei soggetti nei quali si segmenta la preistoria. Così operano anche alcune istituzioni internazionali che insistono, a ragione, a mantenere la consuetudine dei giganteschi congressi internazionali utili agli incontri tra specialisti di settori diversi, pur favorendo contemporaneamente, la realizzazione di simposi, colloqui e tavole rotonde su argomenti specifici.

   Questi problemi si stanno ponendo. Per il progresso della ricerca scientifica, in varie parti del globo, dagli Stati uniti d’America alla Russia, dall’Africa all’America Latina; essi certamente si pongono anche per l’Europa: anche qui si fa sentire l’esigenza di una sempre più definita e qualificata specializzazione, e si riscontra la impossibilità di comprendere fino in fondo ciò che facciamo, senza un’ampia visione dei problemi e una profonda conoscenza di innumerevoli dati. Necessita pertanto indirizzare lo studio in profondità, verso interessi scientifici ed abbordabili; va tenuta presente d’altra parte, l’importanza del dialogo e della collaborazione con i colleghi specialisti in altri settori, per mantenere una visione più vasta della nostra disciplina. Tali sono, a nostro parere, le due esigenze fondamentali per il futuro delle scienze preistoriche. L’una è un’esigenza di nuovi indirizzi didattici, l’altra di nuovi e più ampi contatti tra studiosi. Ambedue richiedono la creazione di strutture didattiche e  scientifiche, i mezzi per specializzarsi e dedicarsi al settore prescelto, le possibilità per  realizzare ricerche con ampie collaborazioni e su vasta scala, lo sviluppo di un organico scientifico disponibile al lavoro di équipe che apra nuovi orizzonti per le scienze preistoriche. Altrimenti ci troveremmo, in breve tempo,di fronte ad una gravissima crisi.

   Ognuno di noi, per conto proprio, fa quello che può in questo senso, anche se, forse, unendo le forze, organizzandoci meglio, essendo più aperti e più disponibili gli uni verso gli altri, serviremmo meglio la scienza alla quale ci dedichiamo. Ma difficilmente la volontà degli studiosi potrà da sola risolvere questo momento critico, se essa non sarà appoggiata dalla volontà amministrativa e politica di assicurare un rinnovamento, e un ampio respiro a questa scienza il cui scopo è, in fondo, una più approfondita conoscenza di noi stessi, delle nostre origini, delle nostre più antiche radici, e il cui sviluppo è necessario al progresso della cultura.

 

·         Si pubblica qui un contributo di Emmanuel Anati apparso agli inizi degli anni settanta. Allora precorreva  i tempi, oggi è di assoluta, urgente attualità. (Emmanuel Anati, “Bollettino del Centro Camuno di Studi Preistorici” n.7, 1971).

 

Condividendone pienamente lo spirito, ci auguriamo che l’articolo di Emmanuel  Anati  Prospettive della ricerca preistorica possa segnare l’avvio di un dibattito sulla formazione nell’ambito degli studi preistorici e paletnologici di cui riteniamo si senta oggi l’esigenza. Pubblichiamo qui di seguito un breve contributo alla discussione. Se lo studioso di preistoria è, in primis, uno scienziato che sa pensare, è necessaria, per la sua formazione, soprattutto, una grande scuola di pensiero. Invitiamo amici, colleghi e studenti a intervenire.

  RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

                © iftsarterupestre 2002                                                HOME PAGE