Oggi Roma è molto cambiata.
La città definita allora dal sociologo De Rita culturalmente inerte,
moralmente opaca, politicamente deresponsabilizzata è stata sostituita
da una città tanto ricca di cultura da far parlare gli osservatori
internazionali di un nuovo rinascimento romano.
E' indubbio che i problemi certo non mancano. Vorrei sottolineare con forza
l'attuale difficile e grave momento per la scuola, in cui un clima di incertezza
e di scollamento regna a causa di riforme cha hanno trattato il nostro settore
come un ambito da snellire e ridimensionare senza oneri per lo Stato, senza
un progetto di reale investimento a livello di risorse umane, economiche e
progettuali, senza capire in sintesi l'essenza stessa della scuola, la cui
qualità o meno è fattore carico di conseguenze per il futuro
della nostra società.
D'altro canto però, anche nella scuola sperimentiamo una grande ricchezza
della nostra città, rappresentata proprio da questa rete di soggetti
diversi, di persone che svolgono un'attività preziosa, che spendono
una parte del proprio tempo per gli altri, per aiutare chi è in difficoltà,
per il bene della comunità. Anche in questo Roma è cambiata,
nella nostra città sono più di 400 le organizzazioni cattoliche
e laiche presenti nel territorio. In tutto sono 12.000 volontari ed il 65%
sono donne.
Questo contrasta con certe analisi sociologiche di cui abbiamo sentito negli
ultimi mesi.
Un recente sondaggio afferma che la nostra generazione, quella dai 35 ai 50
ha smesso di sognare:ci si accontenta del proprio individuale quotidiano.
Noi un sogno però l'abbiamo. Condivido le parole con cui concludeva
il Sindaco nella sua relazione al convegno citato: "vogliamo una comunità
cittadina, una scuola, aperta ed accogliente, che riconosca il valore dell'esperienza
umana, che sappia offrire opportunità, vogliamo una cultura in cui
il valore della partecipazione prevalga su ogni forma di resa od assuefazione
allo stato delle cose, in una città in cui sia garantita una vita degna
di essere vissuta."
In questa prospettiva, l'impegno per l'Africa.
Vedremo nel filmato in sintesi ciò che negli anni ha fatto la nostra
scuola
Ricordo, tuttavia, in breve successione cronologica:
a.s. 2000-2001:
-raccolta mercato per il Mozambico di circa 4.000 E. nei due plessi;
-partecipazione alla festa multiculturale del Rigiocattolo a dicembre a P.za
di Spagna con 20 bambini e 40 genitori (Sant'Egidio)
-partecipazione alla festa di maggio a Villa Pamphili con oltre 60 bambini
e più di 100 genitori; (Sant'Egidio)
a.s. 2001-2002:
-allestimento di uno stand in dicembre a P.za Carlo Forlanini gestito da insegnanti
e genitori con la raccolta di 1.000 E;
-partecipazione alla festa del Rigiocattolo a dicembre a P.za San Lorenzo
in Lucina con 30 bambini e circa 50 genitori; (Sant'Egidio)
-incontro di informazione sull'attività del Progetto Dream nel febbraio
2002 con la partecipazione di 20 genitori; (Sant'Egidio)
-partecipazione alla festa di maggio con 200 bambini e circa 300 genitori;
a.s. 2002-2003: (Sant'Egidio)
-allestimento di una cena con quota personale per il Progetto Dream e visione
di relativi filmati presso la Parrocchia dei SS.Aquila e Priscilla con 25
bambini e ca. 50 genitori.
-partecipazione alla festa di maggio a Villa Pamphili con circa 100 bambini
e 200 genitori (Sant'Egidio)
Perché l'Africa? Perché il Mozambico?
1) Innanzi tutto perché oggi nella nostra società, e nella scuola,
ancor più di prima emergono tendenze al particolarismo, al localismo
che a volte assumono venature di tipo razzistico, a volte sfociando in comportamenti
intransigenti e intolleranti.
2) Il nostro mondo come sappiamo è sempre più interconnesso
3) E' importante allora far capire che l'Italia è già stata
in grado di rivestire un ruolo importante verso paesi lontani e meno fortunati.
Il Mozambico, paese verso il quale sono stati destinati quasi tutti gli aiuti
ha un forte legame con l'Italia
.
4) "Le nuove generazioni maturano e studiano in un clima interculturale.
Il cambiamento investe i contenuti da insegnare e i quadri di riferimento
con cui interpretare e trasmettere questi contenuti.
La scuola, punto di riferimento importante e al tempo stesso crocevia di problemi
nella società, è chiamata in causa sia come ambiente direttamente
investito da questi problemi, sia come fattore strategico capace di affrontarli
e di concorrere a risolverli in termini di consapevolezza critica e di formazione
delle coscienze
Si chiede alla scuola di dotare le nuove generazioni
di strumenti per combattere sul piano intellettuale, culturale, etico, religioso
e psicologico quegli stereotipi che esasperano i conflitti interni ed esterni
ed allontanano le speranze di pace."
(Doc. Intercultura CNPI 23-4.'92, di Gian Matteo Sabatino)