Italia-Africa: le ragioni di un orientamento è il titolo del nostro incontro di oggi.
Innanzitutto vorremmo mettere in evidenza che abbiamo tenuto alla partecipazione di tutte le componenti della nostra scuola e qui ci sono gli insegnanti, gli alunni, ma anche i genitori e i rappresentanti delle istituzioni.
Vorremmo sottolineare in particolare la partecipazione dei genitori.
Esiste un'idea diffusa per la quale la scuola deve insegnare e mettere in grado i nostri figli di essere uomini del domani quasi questo fosse un compito istituzionale arido ed esclusivista.
Ma può oggi la scuola funzionare come negli anni sessanta, quando il rifiuto della partecipazione della componente dei genitori alla vita scolastica era sanzionato dalla legge?
E soprattutto, se dobbiamo intraprendere il difficile compito di educare, possiamo farlo senza una condivisione di valori e contenuti con i genitori?
E' persino troppo facile per chiunque di noi educatori dire e sapere che senza una presenza attiva, responsabile e cooperativa dei genitori la scuola non funziona.
Guido Giugni, uno dei più grandi pedagogisti italiani del recente passato, focalizzava bene la questione quando esprimeva il concetto di "passaggio dalla scuola-istituto alla scuola-comunità"
Dalla scuola, per intenderci, come fatto giuridico, struttura statica ed impersonale, con rapporti basati sul criterio della gerarchia degli uffici, sui fini prefissati dal programma:insomma una scuola subordinata ai criteri selettivi di accettazione della cultura dominante;
alla scuola come sistema aperto, dinamico in cui esistano rapporti di reciprocità e collaborazione, in sui esista un complesso organico di raggruppamenti di persone che interagiscano a scopo educativo.
Una scuola inoltre che tenga ben strette le discipline ma non manchi di rendere evidente, agli alunni e a tutti, ciò che di buono ed educativo esiste attorno a noi.
La nostra scuola è nata alla fine degli anni sessanta. Che Roma era?
Diceva il sindaco Veltroni al convegno Memoria e Progetto tenutosi l'anno scorso:
-"Era la Roma delle baracche, senza luce, senza acqua e senza fogne, delle borgate dimenticate, dei quartieri ghetto senza strade e servizi, la Magliana, Pietralata, Tiburtino, Valmelaina, Acilia. Era la Roma cresciuta a dismisura dopo la guerra con l'afflusso massiccio di popolazione da tante parti del centro e del sud Italia e con una espansione urbanistica dilatata e disordinata, figlia di interessi e di speculazione.
Era la città con il più alto numero di alloggi lasciati sfitti e insieme con il più alto deficit abitativo d'Italia, città con oltre duemila bambini abbandonati in istituti che avevano spesso poco di civile e con tante zone che non avevano ospedali pubblici, solo tante case di cura private e riservate a pochi. Questa era Roma trent'anni fa."-
Nel 1974 il convegno sulla situazione, le attese e dei romani di fronte alla città chiarì la le responsabilità che ogni cittadino, a partire da coloro che erano stati chiamati ad amministrare la cosa pubblica, aveva nei confronti della città, del territorio, delle persone ed in primo luogo dei più deboli. Chi operò nell'amministrazione romana in quegli anni, come lo stesso sindaco, ricorda bene la forza che per molto tempo emerse da quell'appuntamento: recuperare il senso di comunità civile per contrastare un tempo individualista e sfiduciato.
L'importanza di quel convegno fu grande ed esso finì per rappresentare una sorta di manifesto programmatico che preannunciò con largo anticipo la stagione (di cui oggi vediamo i frutti con tutta evidenza) dell'impegno sociale.
Quella gente propose ai romani di farsi carico, senza ottimismi di maniera, senza chieder tutto alle istituzioni, in prima persona dei problemi della città. Seguirono i fatti.


Oggi Roma è molto cambiata.
La città definita allora dal sociologo De Rita culturalmente inerte, moralmente opaca, politicamente deresponsabilizzata è stata sostituita da una città tanto ricca di cultura da far parlare gli osservatori internazionali di un nuovo rinascimento romano.
E' indubbio che i problemi certo non mancano. Vorrei sottolineare con forza l'attuale difficile e grave momento per la scuola, in cui un clima di incertezza e di scollamento regna a causa di riforme cha hanno trattato il nostro settore come un ambito da snellire e ridimensionare senza oneri per lo Stato, senza un progetto di reale investimento a livello di risorse umane, economiche e progettuali, senza capire in sintesi l'essenza stessa della scuola, la cui qualità o meno è fattore carico di conseguenze per il futuro della nostra società.
D'altro canto però, anche nella scuola sperimentiamo una grande ricchezza della nostra città, rappresentata proprio da questa rete di soggetti diversi, di persone che svolgono un'attività preziosa, che spendono una parte del proprio tempo per gli altri, per aiutare chi è in difficoltà, per il bene della comunità. Anche in questo Roma è cambiata, nella nostra città sono più di 400 le organizzazioni cattoliche e laiche presenti nel territorio. In tutto sono 12.000 volontari ed il 65% sono donne.
Questo contrasta con certe analisi sociologiche di cui abbiamo sentito negli ultimi mesi.
Un recente sondaggio afferma che la nostra generazione, quella dai 35 ai 50 ha smesso di sognare:ci si accontenta del proprio individuale quotidiano.
Noi un sogno però l'abbiamo. Condivido le parole con cui concludeva il Sindaco nella sua relazione al convegno citato: "vogliamo una comunità cittadina, una scuola, aperta ed accogliente, che riconosca il valore dell'esperienza umana, che sappia offrire opportunità, vogliamo una cultura in cui il valore della partecipazione prevalga su ogni forma di resa od assuefazione allo stato delle cose, in una città in cui sia garantita una vita degna di essere vissuta."
In questa prospettiva, l'impegno per l'Africa.
Vedremo nel filmato in sintesi ciò che negli anni ha fatto la nostra scuola
Ricordo, tuttavia, in breve successione cronologica:
a.s. 2000-2001:
-raccolta mercato per il Mozambico di circa 4.000 E. nei due plessi;
-partecipazione alla festa multiculturale del Rigiocattolo a dicembre a P.za di Spagna con 20 bambini e 40 genitori (Sant'Egidio)
-partecipazione alla festa di maggio a Villa Pamphili con oltre 60 bambini e più di 100 genitori; (Sant'Egidio)
a.s. 2001-2002:
-allestimento di uno stand in dicembre a P.za Carlo Forlanini gestito da insegnanti e genitori con la raccolta di 1.000 E;
-partecipazione alla festa del Rigiocattolo a dicembre a P.za San Lorenzo in Lucina con 30 bambini e circa 50 genitori; (Sant'Egidio)
-incontro di informazione sull'attività del Progetto Dream nel febbraio 2002 con la partecipazione di 20 genitori; (Sant'Egidio)
-partecipazione alla festa di maggio con 200 bambini e circa 300 genitori;
a.s. 2002-2003: (Sant'Egidio)
-allestimento di una cena con quota personale per il Progetto Dream e visione di relativi filmati presso la Parrocchia dei SS.Aquila e Priscilla con 25 bambini e ca. 50 genitori.
-partecipazione alla festa di maggio a Villa Pamphili con circa 100 bambini e 200 genitori (Sant'Egidio)
Perché l'Africa? Perché il Mozambico?
1) Innanzi tutto perché oggi nella nostra società, e nella scuola, ancor più di prima emergono tendenze al particolarismo, al localismo che a volte assumono venature di tipo razzistico, a volte sfociando in comportamenti intransigenti e intolleranti.
2) Il nostro mondo come sappiamo è sempre più interconnesso…
3) E' importante allora far capire che l'Italia è già stata in grado di rivestire un ruolo importante verso paesi lontani e meno fortunati. Il Mozambico, paese verso il quale sono stati destinati quasi tutti gli aiuti ha un forte legame con l'Italia….
4) "Le nuove generazioni maturano e studiano in un clima interculturale. Il cambiamento investe i contenuti da insegnare e i quadri di riferimento con cui interpretare e trasmettere questi contenuti.
La scuola, punto di riferimento importante e al tempo stesso crocevia di problemi nella società, è chiamata in causa sia come ambiente direttamente investito da questi problemi, sia come fattore strategico capace di affrontarli e di concorrere a risolverli in termini di consapevolezza critica e di formazione delle coscienze…Si chiede alla scuola di dotare le nuove generazioni di strumenti per combattere sul piano intellettuale, culturale, etico, religioso e psicologico quegli stereotipi che esasperano i conflitti interni ed esterni ed allontanano le speranze di pace."

(Doc. Intercultura CNPI 23-4.'92, di Gian Matteo Sabatino)