
Studiando il territorio non è difficile capire perché: c'è molta acqua, così possono bere le persone, gli animali e si possono irrigare i campi; il Tevere è una via di comunicazione verso il mare e verso l'interno, quindi è facile che si sviluppino dei commerci; nella zona dell'Isola Tiberina c'era un guado che permetteva il passaggio degli animali che si spostavano dai monti al mare (transumanza) e viceversa. Inoltre Roma sorge su sette colli: Campidoglio, Quirinale, Celio, Viminale, Esquilino, Aventino e Palatino. Le alture permettevano un controllo migliore del territorio e, quindi, l'avvistamento di eventuali pericoli.
Probabilmente la fondazione di una vera e propria città risale ad un periodo prossimo a quello indicato dalla leggenda: gli abitanti provenivano da diverse tribù di pastori ed agricoltori e un ruolo importante lo giocarono sabini ed etruschi; agli etruschi si deve il rituale di fondazione della città, ai sabini l'organizzazione del calendario religioso. I sette re di Roma indicati dalla tradizione (sicuramente ce ne furono molti di più e alcuni di quelli a noi noti sono leggendari, come lo stesso Romolo) erano latini, sabini ed etruschi.
All'inizio, quindi, la "città" non era formata altro che da gruppi di capanne sparse sui sette colli e nella zona vicina all'Isola Tiberina.
Nella città appena fondata c'era uno spazio riservato detto ASYLUM: gli abitanti erano pochi e bisognava aumentarli, così si ricorse a questo espediente: ecco come lo storico Plutarco, che ci racconta "La vita di Romolo", descrive a cosa serviva il posto:
"Quando la città ebbe il suo primo insediamento, istituirono un luogo sacro per accogliere i fuggitivi e lo posero sotto la protezione del dio Asilo: vi ricevevano tutti, non restituendo lo schiavo ai padroni, né il povero ai creditori, né l'omicida ai giudici; anzi, proclamavano che in seguito ad un responso dell'oracolo di Delfi avrebbero concesso a tutti il diritto d'asilo. Presto la città si riempì di abitanti…"
E presto, dal piccolo territorio della città, i romani iniziarono ad espandersi prima nei territori vicini, poi andarono sempre più lontano: sconfissero gli etruschi, i sanniti, i Cartaginesi nel corso di tre lunghe guerre dette GUERRE PUNICHE (i Romani chiamavano Puni i Cartaginesi).
Naturalmente, il senato non era d'accordo e, nel 44 a.C., sessanta senatori, tra cui Bruto, il figlio adottivo di Cesare, lo uccisero! Poi ci furono guerre civili tra chi sosteneva le idee di Cesare e chi quelle del senato. Alla fine delle guerre il potere venne preso da Ottaviano Augusto, il nipote di Cesare: fu il primo Imperatore di Roma.
Con Augusto si cominciò a parlare di IMPERO (la parola viene dal latino "imperium", cioè il comando supremo dell'esercito. Poi la parola passò ad indicare il potere in generale). Nel periodo di pace che seguì alle guerre civili l'imperatore si dedicò ad abbellire Roma: fece costruire ponti, strade, acquedotti, templi, terme. Costruì anche un altare dedicato alla pace: si chiama ARA PACIS ed è possibile ammirarlo ancora oggi.
Ecco come lo storico Svetonio, nelle sue "Vite dei Cesari", racconta l'incendio di Roma:
"Nerone non risparmiò neppure il popolo e le mura della patria...appiccò tanto palesemente l'incendio all'Urbe che parecchi cittadibni consolari non ardirono fare ostacolo ai suoi servi di camera da essi sorpresi con stoppa e fiaccole nelle proprie case. sei giorni e sette notti imperversò quel disastro, mentre il popolo veniva cacciato nei sotterranei dei monumenti e dei mausolei sepolcrali. Allora, oltre un'immensa quantità di caseggiati, arsero palazzi di antichi capi ancora adorni delle spoglie nemiche e templi di dèi...e tutto ciò che dall'antichità era durato. Dalla Torre di Mecenate egli stette a contemplare quell'incendio e, lieto - come disse - "della bellezza della fiamma", in abito scenico cantò la presa di Troia. E per non lasciare anche in quell'occasione di arraffare quanto poteva di preda e di bottino, promise di sgombrare a proprie spese i cadaveri e i rottami, non permettendo a nesuno di avvicinarsi ai resti delle proprie cose. E poi per la ricostruzione...quasi esaurì le province e i patrimoni dei privati".
Nerone, come detto, accusò i cristiani dell'incendio e, nel 64 d.C., scatenò contro di loro una persecuzione durante la quale morirono anche gli apostoli Pietro e Paolo. Il comportamento crudele dell'imperatore causò tante rivolte e, alla fine, il senato lo depose: Nerone allora fuggì da Roma e si fece uccidere da un liberto.
Durante il suo regno l'Impero Romano raggiunse la sua massima espansione (guarda la cartina qui sopra). L'imperatore costruì una colonna, la Colonna Traiana, che doveva essere il suo sepolcro e su cui sono scolpite le sue imprese militari: per realizzare il monumento abbattè una delle cime del Campidoglio, che era alta circa 36 metri e volle che la sua colonna fosse della stessa altezza!
A Traiano succedette Adriano che, oltre ad essere un buon militare, era anche uno studioso: arginò le invasioni dei Picti, i barbari della Scozia, con la costruzione del Vallo di Adriano e realizzò importanti monumenti, come il Pantheon e la Mole Adriana (oggi Castel Sant'Angelo), che doveva essere la sua tomba.
Nel corso dei secoli, nonstante feroci persecuzioni, continuò a diffondersi il cristianesimo; inoltre l'Impero cominciò a mostrare dei segni di decadenza che lo portarono alla fine:
1) I grandi proprietari terrieri acquistavano a poco prezzo le terre dei contadini tornati dal servizio militare: una volta terminati i soldi avuti in cambio della vendita dei campi, i contadini erano ridotti in povertà.
2) Stagioni non favorevoli provocarono carestie: i prodotti agricoli divennero più rari e, quindi, più costosi: solo i ricchi potevano permetterseli.
3) I metalli preziosi scarseggiavano perché le miniere erano state sfruttate a lungo, quindi la quantità di metallo prezioso nelle monete diminuì: servivano più monete per acquistare i prodotti e, di conseguenza, i prezzi aumentarono (inflazione). Si tornò al baratto!
4) I soldati ricevevano la stessa paga, ma le monete valevano meno. Aumentarono le proteste e i soldati non volevano più difendere l'Impero perché non erano pagati bene. Mentre prima l'esercito era ben organizzato, ora cominciava a dividersi: le legioni si combattevano fra di loro perché ognuna voleva che il suo generale diventasse imperatore. Spesso gli imperatori venivano eliminati dai soldati che volevano come sovrani i propri comandanti e quindi...un esercito diviso è più facile da sconfiggere perché non c'è nessuno ad organizzare le manovre di combattimento. Se poi le legioni sono impegnate a combattersi fra di loro per imporre i propri generali come imperatori, non si occupano più di difendere i confini dell'Impero, allora i nemici possono superarli facilmente.
5) Tutte queste divisioni all'interno dello stato fecero sì che i cittadini perdessero fiducia nelle autorità: cittadini disubbidienti e lotte per il potere portarono ad una frantumazione dello stato.
6) Un altro motivo di crisi dell'Impero Romano fu la diffusione del Cristianesimo, religione che contrastava quelle che erano ritenute le fondamenta dell'Impero. Qui sotto vogliamo mostrare le principali differenze tra pagani e cristiani.
| PAGANI | CRISTIANI |
| La società romana era schiavista e gli schiavi erano considerati oggetti (strumenti parlanti!). | Per i cristiani tutti gli uomini sono uguali e fratelli: lo schiavo quindi è uguale all'imperatore! |
| Lo stato e le sue leggi sono divinizzate: l'imperatore, rappresentante dello stato, è considerato un dio. | C'è un solo Dio, Gesù Cristo. I cristiani rispettano le leggi, lo stato e l'autorità dell'imperatore, ma non li considerano dèi. |
| C'è bisogno di soldati per difendere l'Impero e fermare le invasioni dei barbari. | I cristiani credono nella pace e non vogliono fare il servizio militare, per questo sono considerati dei traditori. |
Come abbiamo già raccontato, l'esercito era diviso: le legioni si combattevano per nominare l'imperatore, i soldati erano pagati poco e si ribellavano, quindi non si impegnavano più per difendere i confini dell'Impero e i popoli barbari riuscivano a superare i confini con più frequenza, attaccando e saccheggiando le città romane.
I BARBARI ( La parola derivava dal greco "Barbaros", che significa "balbuziente; questo perché i barbari non pronunciavano bene le parole in lingua latina. Per i romani "barbaro" significava semplicemente "straniero") erano popolazioni nomadi che vivevano al centro Europa e in Asia: vivevano di caccia e di raccolta e nelle loro terre c'erano grandi STEPPE (grandi praterie) su cui pascolavano i loro animali: pecore, capre, buoi. Allevavano cavalli non per il trasporto (per questo usavano i buoi, sfruttando la loro forza) ma per la caccia e la guerra, visto che erano animali agili e veloci.
A causa di cambiamenti nel clima, le steppe non producevano più l'erba necessaria per far mangiare gli animali, quindi i popoli che abitavano quei territori dovettero spostarsi e, visto che non erano agricoltori, invadevano le province romane e saccheggiavano le loro città per prendere i prodotti agricoli e le loro ricchezze.
Intanto, l'Impero si era addirittura diviso perché le difficoltà di governare un territorio così grande erano tante e un imperatore solo non ce la faceva: allora venne diviso in quattro parti. Ma chi comandava in ognuna delle quattro parti voleva tenersi il potere per sé, così si cominciò a litigare. L'imperatore Costantino cercò di riunire l'Impero diviso, ma non durò molto: l'Impero tornò a dividersi in Impero Romano d'Occidente e Impero Romano d'Oriente e i rispettivi comandanti non andavano affatto d'accordo, perché ognuno pensava alla sua parte di territorio e non voleva che l'altro si intromettesse.