Anche se la leggenda può nascondere qualcosa di vero (es.: ci tramanda il rito etrusco di fondazione di una città), tuttavia Roma ebbe una storia decisamente diversa. Mentre, secondo la leggenda, fufondata il 21 aprile del 753 a.C., secondo la realtà i primi nuclei abitati erano presenti sulla riva del Tevere vicino all'Isola Tiberina circa 2000 anni prima di Cristo.

Studiando il territorio non è difficile capire perché: c'è molta acqua, così possono bere le persone, gli animali e si possono irrigare i campi; il Tevere è una via di comunicazione verso il mare e verso l'interno, quindi è facile che si sviluppino dei commerci; nella zona dell'Isola Tiberina c'era un guado che permetteva il passaggio degli animali che si spostavano dai monti al mare (transumanza) e viceversa. Inoltre Roma sorge su sette colli: Campidoglio, Quirinale, Celio, Viminale, Esquilino, Aventino e Palatino. Le alture permettevano un controllo migliore del territorio e, quindi, l'avvistamento di eventuali pericoli.

Probabilmente la fondazione di una vera e propria città risale ad un periodo prossimo a quello indicato dalla leggenda: gli abitanti provenivano da diverse tribù di pastori ed agricoltori e un ruolo importante lo giocarono sabini ed etruschi; agli etruschi si deve il rituale di fondazione della città, ai sabini l'organizzazione del calendario religioso. I sette re di Roma indicati dalla tradizione (sicuramente ce ne furono molti di più e alcuni di quelli a noi noti sono leggendari, come lo stesso Romolo) erano latini, sabini ed etruschi.

All'inizio, quindi, la "città" non era formata altro che da gruppi di capanne sparse sui sette colli e nella zona vicina all'Isola Tiberina.

Secondo la leggenda Romolo diede il suo nome alla città appena fondata ma, nella realtà, fu probabilmente questo personaggio un po' misterioso a prendere il nome dalla città: pare che Roma derivi da "Rumon", una parola etrusca che significa "acqua", "luogo ricco di acque".
Ed è etrusco anche il rituale di fondazione: con un aratro si tracciava il confine della città, dove poi sarebbero sorte le mura. Il confine divideva lo spazio interno (pacificato: la morte e la guerra non dovevano avervi spazio, quindi le sepolture avvenivano fuori dalla città e così erano all'esterno delle mura anche gli accampamenti dei soldati; questi potevano entrare armati in città solo in caso di TRIONFO che, in realtà, era una manifestazione religiosa perché il generale vincitore saliva al Tempio di Giove sul Campidoglio per offrire un sacrificio agli dei) dallo spazio esterno. Il confine della città, in quanto sacro, non poteva essere oltrepassato (e sappiamo come andarono le cose a Remo che volle superarlo!) ma..come si faceva allora ad entrare in città?! Ecco la soluzione: nel punto in cui l'aratro che tracciava il solco si sollevava da terra, il terreno non era più sacro e là si costruivano le porte! Erano quattro, dirette verso i punti cardinali e poste sotto la protezione di GIANO , dio dei transiti (in latino "porta" si dice "ianua").
Da una porta all'altra partivano poi due strade che si incrociavano al centro: là si collocava uno spazio sacro circolare detto MUNDUS. La parola indicava sia "il passaggio che mette in comunicazione la terra con gli inferi", sia "il firmamento del cielo".

Nella città appena fondata c'era uno spazio riservato detto ASYLUM: gli abitanti erano pochi e bisognava aumentarli, così si ricorse a questo espediente: ecco come lo storico Plutarco, che ci racconta "La vita di Romolo", descrive a cosa serviva il posto:

"Quando la città ebbe il suo primo insediamento, istituirono un luogo sacro per accogliere i fuggitivi e lo posero sotto la protezione del dio Asilo: vi ricevevano tutti, non restituendo lo schiavo ai padroni, né il povero ai creditori, né l'omicida ai giudici; anzi, proclamavano che in seguito ad un responso dell'oracolo di Delfi avrebbero concesso a tutti il diritto d'asilo. Presto la città si riempì di abitanti…"

E presto, dal piccolo territorio della città, i romani iniziarono ad espandersi prima nei territori vicini, poi andarono sempre più lontano: sconfissero gli etruschi, i sanniti, i Cartaginesi nel corso di tre lunghe guerre dette GUERRE PUNICHE (i Romani chiamavano Puni i Cartaginesi).

Cartagine (oggi in Libia) era una grande potenza commerciale che aveva conquistato e sottomesso le colonie fenicie lungo la costa del Nord Africa, parte della Sicilia, la Sardegna e la Corsica, le Isole Baleari. I romani guardavano con interesse alle ricchezze di Cartagine in Sicilia e, allo stesso tempo, temevano la sua potenza. Tra il 264 e il 146 a.C. ci furono quindi tre guerre fra i Romani e i Cartaginesi.
I cartaginesi erano una grande potenza marinara e possedevano una grande flotta, così i romani dovettero adattarsi a combattere per mare e costruirono a loro volta una flotta di più di 100 navi da guerra tra QUINQUEREMI e TRIREMI , e navi da rifornimento dette NAVI ONERARIE (dal latino "onus", cioè "carico"), che portavano provviste, macchine da guerra e soldati da sbarco.
Le navi da guerra erano dotate di ponti uncinati (CORVI) per gli arrembaggi e di ROSTRI, cioè grosse punte di ferro poste sulla prua, che servivano a speronare e affondare le navi nemiche. L'equipaggio di una nave da guerra era formato dagli schiavi rematori e da cittadini plebei, stranieri e LIBERTI (schiavi liberati) come soldati; erano comandati da un ammiraglio chiamato PRAEFECTUS CLASSIS.
Nella seconda guerra punica ANNIBALE, un generale cartaginese, partì dalla Spagna con il suo esercito, si alleò con altri popoli per combattere Roma e…attraversò le Alpi con 36 elefanti per attaccare i romani, che furono all'inizio sconfitti.
Poi però i romani bloccarono i rifornimenti ai cartaginesi che furono sconfitti e, alla fine della terza guerra punica, la città di Cartagine fu distrutta e i suoi territori passarono sotto il controllo dei romani. I prigionieri vennero uccisi o venduti come schiavi e i rostri delle navi nemiche vennero esposti nel foro.
Tutto questo avvenne nel periodo della Repubblica; poi, nel I secolo a.C. le cose cambiarono quando arrivò al potere Giulio Cesare! Lui era un abile generale che aveva conquistato la Gallia (Francia, Belgio, Olanda, parte dell'Italia del nord). Quando arrivò al potere fece delle riforme: diede alle popolazioni delle terre conquistate la possibilità di inviare i loro rappresentanti al senato e diede ai soldati che avevano combattuto con lui per tanti anni le terre che dovevano appartenere ai senatori.
Oltretutto, Cesare voleva conservare per sé il potere totale che aveva in quanto DITTATORE (carica attribuita in caso di guerra: chi la esercitava deteneva tutto il potere, ma doveva restituirlo al senato e ai consoli una volta che il suo incarico era terminato, cioè dopo sei mesi)!

Naturalmente, il senato non era d'accordo e, nel 44 a.C., sessanta senatori, tra cui Bruto, il figlio adottivo di Cesare, lo uccisero! Poi ci furono guerre civili tra chi sosteneva le idee di Cesare e chi quelle del senato. Alla fine delle guerre il potere venne preso da Ottaviano Augusto, il nipote di Cesare: fu il primo Imperatore di Roma.

Al tempo di Ottaviano Augusto Roma ebbe una grande espansione nel Mar Mediterraneo: tutti i territori che si affacciavano su questo mare appartenevano ai romani, tanto che il Mediterraneo veniva chiamato "Mare nostrum"!

Con Augusto si cominciò a parlare di IMPERO (la parola viene dal latino "imperium", cioè il comando supremo dell'esercito. Poi la parola passò ad indicare il potere in generale). Nel periodo di pace che seguì alle guerre civili l'imperatore si dedicò ad abbellire Roma: fece costruire ponti, strade, acquedotti, templi, terme. Costruì anche un altare dedicato alla pace: si chiama ARA PACIS ed è possibile ammirarlo ancora oggi.

 

Augusto bonificò molte aree di Roma e fece costruire anche degli acquedotti per portare l'acqua a Roma e nelle altre città conquistate. Quando morì Augusto dissè: "Ho trovato una città di mattoni e l'ho lasciata di marmo!" Voleva infatti che tutti lo ricordassero anche per le belle cose che aveva costruito.
Roma ebbe tanti imperatori: alcuni furono molto saggi e governarono per il bene del popolo e con onestà, ma altri erano violenti, crudeli e ambiziosi, pretendevano di essere adorati come dei e non esitavano ad eliminare i loro avversari! Gli imperatori non erano solo capi politici, ma comandavano anche l'esercito e detenevano la più alta carica religiosa, quella di Pontefice Massimo, cioè capo di tutti i sacerdoti: dovevano quindi anche compiere sacrifici e fare offerte agli dei. Il loro potere era quindi davvero grande e li portava, a volte, a compiere tanto grandi imprese quanto grandi errori. Si dice che l'imperatore Nerone abbia incendiato Roma addossando poi la colpa ai cristiani (pare che, in realtà, l'accusa di incendiario gli sia venuta dai senatori) e scatenando una grande persecuzione contro di loro!

Ecco come lo storico Svetonio, nelle sue "Vite dei Cesari", racconta l'incendio di Roma:

"Nerone non risparmiò neppure il popolo e le mura della patria...appiccò tanto palesemente l'incendio all'Urbe che parecchi cittadibni consolari non ardirono fare ostacolo ai suoi servi di camera da essi sorpresi con stoppa e fiaccole nelle proprie case. sei giorni e sette notti imperversò quel disastro, mentre il popolo veniva cacciato nei sotterranei dei monumenti e dei mausolei sepolcrali. Allora, oltre un'immensa quantità di caseggiati, arsero palazzi di antichi capi ancora adorni delle spoglie nemiche e templi di dèi...e tutto ciò che dall'antichità era durato. Dalla Torre di Mecenate egli stette a contemplare quell'incendio e, lieto - come disse - "della bellezza della fiamma", in abito scenico cantò la presa di Troia. E per non lasciare anche in quell'occasione di arraffare quanto poteva di preda e di bottino, promise di sgombrare a proprie spese i cadaveri e i rottami, non permettendo a nesuno di avvicinarsi ai resti delle proprie cose. E poi per la ricostruzione...quasi esaurì le province e i patrimoni dei privati".

Nerone, come detto, accusò i cristiani dell'incendio e, nel 64 d.C., scatenò contro di loro una persecuzione durante la quale morirono anche gli apostoli Pietro e Paolo. Il comportamento crudele dell'imperatore causò tante rivolte e, alla fine, il senato lo depose: Nerone allora fuggì da Roma e si fece uccidere da un liberto.

Altri imperatori succedettero, tra cui Vespasiano, che consolidò la pace nell'impero, l'ordine e la disciplina; realizzò anche il Colosseo, che venne poi inaugurato da Tito, suo figlio: durante il regno di quest'ultimo, nel 79 d.C. ci fu a Pompei ed Ercolano una tremenda eruzione del Vesuvio che seppellì le due città!
Traiano, di origine spagnola, fu un abile generale, bonificò le paludi pontine e realizzò tanti monumenti a Roma.

Durante il suo regno l'Impero Romano raggiunse la sua massima espansione (guarda la cartina qui sopra). L'imperatore costruì una colonna, la Colonna Traiana, che doveva essere il suo sepolcro e su cui sono scolpite le sue imprese militari: per realizzare il monumento abbattè una delle cime del Campidoglio, che era alta circa 36 metri e volle che la sua colonna fosse della stessa altezza!

A Traiano succedette Adriano che, oltre ad essere un buon militare, era anche uno studioso: arginò le invasioni dei Picti, i barbari della Scozia, con la costruzione del Vallo di Adriano e realizzò importanti monumenti, come il Pantheon e la Mole Adriana (oggi Castel Sant'Angelo), che doveva essere la sua tomba.

Nel corso dei secoli, nonstante feroci persecuzioni, continuò a diffondersi il cristianesimo; inoltre l'Impero cominciò a mostrare dei segni di decadenza che lo portarono alla fine:

1) I grandi proprietari terrieri acquistavano a poco prezzo le terre dei contadini tornati dal servizio militare: una volta terminati i soldi avuti in cambio della vendita dei campi, i contadini erano ridotti in povertà.

2) Stagioni non favorevoli provocarono carestie: i prodotti agricoli divennero più rari e, quindi, più costosi: solo i ricchi potevano permetterseli.

3) I metalli preziosi scarseggiavano perché le miniere erano state sfruttate a lungo, quindi la quantità di metallo prezioso nelle monete diminuì: servivano più monete per acquistare i prodotti e, di conseguenza, i prezzi aumentarono (inflazione). Si tornò al baratto!

4) I soldati ricevevano la stessa paga, ma le monete valevano meno. Aumentarono le proteste e i soldati non volevano più difendere l'Impero perché non erano pagati bene. Mentre prima l'esercito era ben organizzato, ora cominciava a dividersi: le legioni si combattevano fra di loro perché ognuna voleva che il suo generale diventasse imperatore. Spesso gli imperatori venivano eliminati dai soldati che volevano come sovrani i propri comandanti e quindi...un esercito diviso è più facile da sconfiggere perché non c'è nessuno ad organizzare le manovre di combattimento. Se poi le legioni sono impegnate a combattersi fra di loro per imporre i propri generali come imperatori, non si occupano più di difendere i confini dell'Impero, allora i nemici possono superarli facilmente.

 

5) Tutte queste divisioni all'interno dello stato fecero sì che i cittadini perdessero fiducia nelle autorità: cittadini disubbidienti e lotte per il potere portarono ad una frantumazione dello stato.

6) Un altro motivo di crisi dell'Impero Romano fu la diffusione del Cristianesimo, religione che contrastava quelle che erano ritenute le fondamenta dell'Impero. Qui sotto vogliamo mostrare le principali differenze tra pagani e cristiani.

PAGANI CRISTIANI
La società romana era schiavista e gli schiavi erano considerati oggetti (strumenti parlanti!). Per i cristiani tutti gli uomini sono uguali e fratelli: lo schiavo quindi è uguale all'imperatore!
Lo stato e le sue leggi sono divinizzate: l'imperatore, rappresentante dello stato, è considerato un dio. C'è un solo Dio, Gesù Cristo. I cristiani rispettano le leggi, lo stato e l'autorità dell'imperatore, ma non li considerano dèi.
C'è bisogno di soldati per difendere l'Impero e fermare le invasioni dei barbari. I cristiani credono nella pace e non vogliono fare il servizio militare, per questo sono considerati dei traditori.
I cristiani si riunivano in case private per celebrare i loro riti e per sfuggire alle persecuzioni scatenate contro di loro dai pagani, che li ritenevano nemici dello stato per le differenze che abbiamo indicato sopra.

Come abbiamo già raccontato, l'esercito era diviso: le legioni si combattevano per nominare l'imperatore, i soldati erano pagati poco e si ribellavano, quindi non si impegnavano più per difendere i confini dell'Impero e i popoli barbari riuscivano a superare i confini con più frequenza, attaccando e saccheggiando le città romane.

I BARBARI ( La parola derivava dal greco "Barbaros", che significa "balbuziente; questo perché i barbari non pronunciavano bene le parole in lingua latina. Per i romani "barbaro" significava semplicemente "straniero") erano popolazioni nomadi che vivevano al centro Europa e in Asia: vivevano di caccia e di raccolta e nelle loro terre c'erano grandi STEPPE (grandi praterie) su cui pascolavano i loro animali: pecore, capre, buoi. Allevavano cavalli non per il trasporto (per questo usavano i buoi, sfruttando la loro forza) ma per la caccia e la guerra, visto che erano animali agili e veloci.

A causa di cambiamenti nel clima, le steppe non producevano più l'erba necessaria per far mangiare gli animali, quindi i popoli che abitavano quei territori dovettero spostarsi e, visto che non erano agricoltori, invadevano le province romane e saccheggiavano le loro città per prendere i prodotti agricoli e le loro ricchezze.

Intanto, l'Impero si era addirittura diviso perché le difficoltà di governare un territorio così grande erano tante e un imperatore solo non ce la faceva: allora venne diviso in quattro parti. Ma chi comandava in ognuna delle quattro parti voleva tenersi il potere per sé, così si cominciò a litigare. L'imperatore Costantino cercò di riunire l'Impero diviso, ma non durò molto: l'Impero tornò a dividersi in Impero Romano d'Occidente e Impero Romano d'Oriente e i rispettivi comandanti non andavano affatto d'accordo, perché ognuno pensava alla sua parte di territorio e non voleva che l'altro si intromettesse.

 

Alla fine i Visigoti, una popolazione germanica comandata dal re Alarico, riuscirono a raggiungere Roma e la saccheggiarono: l'Impero Romano d'Occidente, nel 410 d. C., non esiste più; in seguito, altri popoli barbarici raggiunsero Roma e la saccheggiarono, ma i loro re si accorsero che avrebbero avuto un vantaggio maggiore unendo i loro popoli con i romani, piuttosto che combattersi. I barbari impararono dai romani le leggi e, grazie al fatto che avevano in comune la religione cristiana, fu più facile trovare dei punti in comune.
Romani e barbari formarono quindi un nuovo popolo e ognuno contribuì alla sua nascita con la propria cultura tanto che nel Medioevo, per indicare gente che veniva dall'Italia si usava il termine "Longobardi", ricordando la popolazione che inizialmente aveva invaso la penisola e poi vi si era stabilita, fondendosi con i residenti.