La famiglia era l'elemento più importante della società romana. Il padre aveva potere assoluto, anche di vita e di morte, sulla moglie, i figli e gli schiavi, anche se poi le leggi mitigarono questo potere.

Ogni mattina la famiglia si riuniva in preghiera davanti al LARARIUM, l'altare dedicato agli antenati, dove faceva una piccola offerta di cibo. Nonostante la moglie fosse soggetta al marito, aveva però il controllo totale della casa e dei suoi schiavi.

La moglie si occupava degli affari del marito quando lui era assente e la sua opinione contava nelle decisioni del marito. Per far parte di una famiglia, i figli dovevano essere RICONOSCIUTI: il padre sollevava il figlio neonato e poi gli faceva toccare terra con i piedini, ad indicare che lo avrebbe guidato nel cammino della vita. Poi il bambino riceveva un nome e gli si metteva al collo la BULLA, un medaglione portafortuna. Esisteva anche l'adozione: il figlio adottato riceveva gli stessi diritti degli altri figli.

All'inizio solo i figli delle famiglie più ricche andavano a scuola, poi però anche le famiglie più modeste vollero istruire i loro ragazzi. Pagavano quindi dei maestri che insegnassero loro a leggere, scrivere e contare. I più ricchi preferivano rivolgersi ad insegnanti privati che insegnavano a domicilio. Si scriveva con uno stilo appuntito che incideva tavolette spalmate di cera, o con inchiostro ricavato da fuliggine, su rotoli di pergamena.

Le scuole si trovavano ai piani terreni delle INSULAE (case a più piani con appartamenti); un maestro faceva lezione ed i ragazzi ascoltavano e ripetevano.

Dopo l'istruzione di base, i bambini più ricchi ricevevano un'istruzione superiore ed imparavano il greco, la poesia e l' ELOQUENZA (l'arte di saper parlare bene in pubblico). Le ragazze imparavano la musica e il canto. I maestri erano molto severi e...una bacchetta era sempre pronta a punire gli errori! Ma, alla fine delle lezioni, anche allora si giocava! Biglie, cerchi e ASTRAGALI, cioè piccoli ossi di pecora di forma più o meno cubica, che si lanciavano in aria e si dovevano raccogliere al volo con il dorso della mano: vinceva chi ne raccoglieva di più.
Qui accanto: alcuni dei giochi più diffusi tra i bambini dell'Antica Roma. Tra i passatempi preferiti c'era anche l'ascolto delle favole che...erano molto importanti e non solo per i bambini!

L'importanza delle favole stava nel fatto che avevano sempre un insegnamento da dare, che si chiamava MORALE. I protagonisti erano in genere gli animali, ognuno dei quali rappresentava dei particolari del carattere umano, ad esempio: l'agnello indicava l'innocenza, il lupo la prepotenza, la volpe l'astuzia e così via.

Uno dei più famosi autori di favole dell'antichità era FEDRO, probabilmente un liberto greco che si trovava a vivere a Roma durante l'Impero di Augusto, Tiberio, Caligola e Claudio. Con le sue favole, che ci sono note attraverso tante trascrizioni, criticò la corruzione dei Romani del suo tempo. Nel suo libro avvertì i lettori:

"Il mio libretto ha innanzitutto uno scopo morale: di guidare gli uomini verso il bene e la saggezza".

Alcune delle sue favole sono state lette nella nostra classe: eccole qui anche per voi! Cliccate sul titolo che preferite e...buona lettura!