Al tempo della fondazione di Roma la religione era un misto di ANIMISMO (si credeva che le cose avessero un'anima e pensassero come persone) e magia: basti pensare che veniva onorato un dio come TERMINUS, che altro non era se non il cippo di pietra che serviva di confine alle proprietà! Gli antichi romani pensavano che, con cerimonie e offerte appropriate, fosse possibile ottenere il favore degli dei o degli spiriti. Le prime divinità romane erano quelle dell'agricoltura o della pastorizia: Conso (dio della semina), Saturno (che aveva insegnato ai romani l'agricoltura, Pales, dea delle greggi. Anche il Tevere era considerato una divinità e per qualsiasi azione su di lui, come costruire un ponte, bisognava rivolgersi al sacerdote che prendeva il nome di PONTEFICE (= costruttore di ponti) MASSIMO.
Erano importantissime anche le divinità familiari, che si chiamavano LARI e PENATI e rappresentavano gli spiriti degli antenati che continuavano a vivere e proteggere le loro famiglie. Avevano i loro tempietti nelle case e ogni mattina il capo-famiglia portava loro delle offerte di cibo e bevande.
Ma, in onore delle massime divinità (Giove, Giunone, Minerva, Saturno, Marte…) si organizzavano grandi sacrifici di animali e giochi: tutto questo rappresentava le offerte fatte agli dei per ottenere la loro protezione, ma servivano anche a tenere unito il popolo; la religione rappresentava così l'essenza stessa dello stato e, a partire dal I° secolo d.C., anche l'imperatore venne venerato come un dio: chi non gli rendeva onore era considerato un traditore dello stato e delle sue leggi e doveva quindi essere eliminato, per questo i cristiani furono perseguitati, visto che onoravano l'imperatore come autorità politica ma non come un dio.

C'erano diversi tipi di sacerdoti, ognuno dei quali onorava un dio con cerimonie diverse; ecco i principali:

-COLLEGIO DEI PONTEFICI: si occupavano della costruzione dei ponti sul Tevere e costruivano il calendario per la celebrazione delle feste; redigevano un elenco degli avvenimenti storici e il loro capo, il Pontefice Massimo, sceglieva le Vestali.

- VESTALI: erano sacerdotesse che si dedicavano al culto di Vesta, dea del focolare domestico. Venivano scelte dal Pontefice Massimo tra le ragazze delle famiglie più importanti di Roma e dovevano custodire il fuoco sacro nel tempio di Vesta senza lasciarlo spegnere, altrimenti sarebbero state sepolte vive! Non potevano sposarsi, ma avevano grandi privilegi: erano sempre accompagnate da ufficiali romani, avevano i posti migliori al circo in occasione di giochi e spettacoli, potevano graziare i condannati a morte. Dopo trenta anni di servizio alla dea, se volevano potevano lasciare il sacerdozio e sposarsi. Qui sotto: vestali nel tempio della dea.

- SALII (da: salire = DANZARE): si chiamavano così perché, nelle loro cerimonie, eseguivano una danza sacra in onore di Marte, il dio della guerra, battendo le lance sugli scudi. Secondo la leggenda, custodivano lo scudo di Marte che era caduto sulla terra.

- FRATELLI ARVALI: onoravano divinità dell'agricoltura nel loro bosco sacro che si trovava nella zona del Portuense; in occasione della mietitura celebravano i loro riti indossando una corona di spighe mature sulla testa e facevano banchetti sacri.

Agli dei venivano dedicate grandi feste, a cui partecipava tutto il popolo; le più antiche erano quelle dette dei LUPERCALI e i SATURNALIA.

I LUPERCALI si festeggiavano il 15 febbraio e pare si tenessero in ricordo di una divinità dei boschi, un fauno chiamato Luperco, che doveva tener lontano i lupi dalle greggi (immaginate quanto doveva essere brutto!). Nella festa due gruppi di uomini (i Luperci) si incontravano nel Lupercale, la grotta ai piedi del Palatino, dove si credeva che la lupa avesse allattato Romolo e Remo: là sacrificavano delle capre e un cane e offrivano focacce sacre preparate dalle vestali. Poi tagliavano in lunghe strisce le pelli delle capre sacrificate, formando delle fruste. Dopo un banchetto sacro uscivano e colpivano con le fruste tutti quelli che si trovavano sul loro cammino ma la gente, soprattutto le donne, non si scansava: il colpo portava fortuna e si credeva rendesse più facile la nascita dei bambini!

 

I SATURNALIA invece cadevano intorno alla metà di dicembre ed erano dedicati al dio Saturno che, secondo la leggenda, aveva insegnato l'agricoltura al re latino Giano, poi divinizzato anche lui. Oltre a questo dono, Saturno ne offrì al re un altro: gli concesse di avere un'altra faccia, in modo che una osservasse il passato e l'altra il futuro, così il re era sempre in grado di giudicare tutto con saggezza. Le feste dedicate a Saturno erano davvero speciali: in quei giorni i padroni servivano a tavola i loro schiavi e si offrivano doni ai bambini (la tradizione è rimasta al giorno d'oggi, quando ci si scambiano i doni per Natale!).

A seguito dell'espansione di Roma vennero accettate anche le divinità di altri popoli, spesso identificate con le antiche divinità romane (SINCRETISMO). Tra le divinità che ebbero maggior seguito c'era anche MITHRA, che rappresentava la forza del sole che dà la vita. La religione era di origine persiana, ma venne introdotta a Roma quando Pompeo, un generale romano, sconfisse i pirati e li deportò nella capitale dell'Impero.

Solo gli uomini potevano conoscere i misteri della religione ed i suoi templi, che si chiamavano MITREI, erano sotterranei.

Ecco la storia di Mithra! Mithra era un ragazzo che era stato incaricato dal sole di portare la luce e la vita sulla terra buia, fredda e deserta. Ma, per far questo, doveva sconfiggere il male e le forze del caos, rappresentate dal toro. Mitra, seguendo i consigli del dio sole, riesce ad addomesticare il toro, lo porta nella sua caverna e lo uccide. Un cane e un serpente vengono a bere il sangue e così il mondo (rappresentato dai due animali) riceve la vita.

Il mithraismo era molto simile al cristianesimo: c'era un banchetto sacro in cui si mangiavano pane e vino, era previsto un battesimo di chi aderiva alla fede, si credeva nella resurrezione.Qui accanto: l'immagine del TAUROBOLIUM, l'uccisione rituale del toro in ricordo dell'episodio mitico del dio Mitra.
Inoltre, i cristiani ripresero dal mithraismo la data in cui celebrare il Natale: il 25 dicembre infatti era il giorno in cui le giornate, dopo il buio invernale, ricominciavano ad allungarsi e questo era considerato un segno di vittoria della luce sulle tenebre. Nel Vangelo di Giovanni, Cristo è presentato come "luce del mondo" e quindi si scelse il giorno del 25 dicembre per una festa così importante.
A differenza dei mitrei, templi sotterranei, gli antichi romani avevano i loro templi in piena luce, nei fori e nei luoghi più importanti della città. Erano dedicati a diverse divinità ed avevano una struttura più o meno comune a tutti. Anticamente la parola TEMPLUM indicava solo lo spazio sacro su cui sorgeva l'edificio e non l'edificio stesso: poi il termine passò ad indicare anche la costruzione.
Qui sopra abbiamo disegnato un tempio romano: la struttura era stata ripresa dai templi greci, cui i romani avevano aggiunto la gradinata per arrivare alla cella dove era contenuta la statua del dio.
A Roma le divinità principali erano quelle della Triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva), cui era dedicato un importantissimo tempio sul Campidoglio. Ecco qui accanto un disegno dei tre dei.
Ma le divinità adorate dai romani erano tante e spesso si identificavano con gli dei adorati anche in Grecia; c'erano quindi Marte, dio della guerra; Venere, dea della bellezza; Diana, dea della caccia; Nettuno, dio del mare; Mercurio, messaggero degli dei; Apollo, dio del sole…e tanti altri! Abbiamo voluto rappresentarne qualcuno con le nostre illustrazioni!
Accanto agli dei romani erano adorate anche le divinità egizie, arrivate a Roma dopo la conquista dell'Egitto: esistevano quindi anche templi dedicati ad Iside e Osiride. Uno di questi era localizzato nella zona dove ora sorge la chiesa di S. Maria sopra Minerva: nelle vicinanze c'è una strada che si chiama Via della Gatta, a motivo della scultura di un gattino posata sul cornicione di uno dei palazzi che si affacciano su quella strada, e che altro non era se non la statua della dea-gatta egiziana Bastet! Ma, accanto alle religioni che abbiamo descritto, verso la fine del I secolo d.C. cominciò a diffondersi a Roma anche il Cristianesimo, religione proveniente dall'area della Palestina, che i romani avevano da tempo occupato. Dedichiamo un capitolo specifico a questa religione, che poi si sarebbe affermata in tutto l'Impero. Continuate a seguirci!
Nel I secolo d.C. cominciò a diffondersi a Roma il cristianesimo, grazie alla predicazione degli apostoli Pietro e Paolo. I cristiani credevano in un solo dio, Gesù Cristo, e nella sua Parola conservata nel Vangelo; predicavano l'uguaglianza tra gli uomini, l'amore per tutti, anche per i nemici, la resurrezione dai morti. In genere i romani tolleravano tutte le religioni, accogliendo nel loro PANTHEON (= l'insieme di tutti gli dèi) anche gli dèi stranieri e le loro dottrine, purché non fossero contrarie allo stato e alle leggi romane. Questo però non accadde con i cristiani proprio perché i principi della loro fede si discostavano tanto dalla cultura e dalle leggi fondamentali che reggevano l'impero romano: se tutti gli uomini erano uguali, allora lo erano anche lo schiavo e l'imperatore! Questo era un grande motivo di scandalo per una società fondata sulla separazione tra schiavi e liberi e in cui gli schiavi erano considerati come oggetti che potevano essere comprati e venduti! E se c'è un solo Dio, questo significava non onorare come tale l'imperatore, divinizzato perché rappresentante dello stato! Niente di più facile che essere considerati dei traditori e pericolosi nemici!
E che dire, poi, del ritenere Dio un uomo crocifisso, cioè condannato alla pena degli schiavi?! Non solo questo era considerato uno scandalo, ma anche una follia!
Inoltre Gesù aveva predicato la pace dicendo: "Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio"; questo significava che i cristiani rifiutavano di fare il servizio militare non solo perché pacifisti, ma perché consideravano come fratelli anche i loro nemici, cosa incomprensibile per Roma, abituata ad annientare chiunque si opponesse al suo dominio.

Oltretutto, anche le pratiche religiose dei cristiani venivano fraintese dai romani e considerate pericolose; tutto questo portò a violente persecuzioni contro di loro, tanto che, per poter celebrare i loro riti, dovevano nascondersi in case private e seppellire i loro morti nelle catacombe. Qui accanto: donna cristiana in preghiera in un cunicolo delle catacombe).

I cristiani entravano a far parte della comunità con il battesimo: l'immergersi nell'acqua significava unirsi alla morte di Cristo e alla sua sepoltura; il riemergere significava unirsi alla sua resurrezione.

L'eucarestia invece significava Non solo ricordare l'ultima cena di Gesù, ma anche essere una sola cosa con Lui, mangiando il pane e il vino che significavano il suo corpo e il suo sangue. Soprattutto questo rito spaventava i romani, tanto che rivolsero ai cristiani l'accusa di…cannibalismo!!!

I cristiani dovevano quindi nascondersi bene, per evitare di essere arrestati dalle autorità romane. Nelle catacombe, cimiteri sotterranei a più livelli, sono rimaste moltissime testimonianze dell'antica fede cristiana. In classe abbiamo analizzato soprattutto la ricchissima simbologia che decorava le tombe, le cappelle private e le prime chiese: per i pagani non sempre era facile decifrarne il significato, ma per un cristiano ogni simbolo significava un messaggio chiarissimo. Ve ne proponiamo alcuni qui di seguito.

Alfa e Omega sono la prima e l'ultima lettera dell'alfabeto greco: significavano che Cristo è il principio e la fine di tutto.
Il pellicano si squarcia il petto per nutrire i suoi piccoli affamati con il suo sangue; anche questo era un simbolo di Cristo, che dà la vita per gli uomini.
Questi invece sono i simboli che indicavano i martiri (dal latino MARTYR), cioè quelli che erano morti per non rinnegare la fede.
Anche questo è un simbolo di Cristo, il cui nome è indicato dalle lettere greche X (chi) e P (ro), cioè le prime che compongono il suo nome. Accanto al monogramma compaiono le lettere Alfa e Omega, già analizzate in precedenza. Il tutto è circondato da una corona di alloro, simbolo della vittoria dei martiri (i vincitori delle gare ottenevano in premio una corona di alloro).
Forse il pesce è il simbolo cristiano più conosciuto: le lettere che compongono la parola greca "pesce" significavano IESOUS CHRISTOS THEOU IOS SOTER, cioè GESU' CRISTO FIGLIO DI DIO SALVATORE.
Ecco un altro simbolo con il pesce: stavolta sorregge un cestino con dei pani, simbolo dell'eucarestia e ricordo della moltiplicazione dei pani e dei pesci che Gesù fece per dare da mangiare alla folla che lo seguiva.
Il monogramma di Cristo e il pesce con l'ancora: l'ancora significava Cristo come speranza di salvezza.
Il pavone maschio è simbolo di immortalità e sta ad indicare la resurrezione di Cristo e quella futura di chi crede in Lui; la lettera X (chi), come abbiamo detto, è l'iniziale greca del nome di Cristo.
Ancora le iniziali di Cristo, stavolta in forma di ancora-croce, e l'immagine del Buon Pastore che dà la vita per le pecore (Cristo che dà la vita agli uomini).
La croce ed il ramo di alloro, simbolo della vittoria dei martiri.
Il primo è un simbolo dei martiri di Cristo; il secondo rappresenta Cristo-agnello pasquale che si sacrifica per gli uomini ed è segno di speranza (l'ancora).
La croce e…un simbolo curioso! Il profeta Giona che, dopo tre giorni, esce dalla balena!!! L'immagine rappresenta Cristo che, dopo tre giorni, esce dalla tomba: è quindi un simbolo di resurrezione.
Questo invece è l'ORANTE (dal latino "orare" = pregare), cioè il cristiano in preghiera o l'anima di un defunto nella gloria di Dio.
Molti imperatori perseguitarono i cristiani, considerati nemici dello stato: Nerone, Decio e Diocleziano scatenarono le più lunghe e feroci persecuzioni! Molti di loro furono condannati a morire divorati dalle belve o furono crocifissi, ma non abbandonarono la loro fede: questi presero il nome di "MARTIRI, cioè "Testimoni".

Ma nel 313 d.C. l'imperatore Costantino , con l'Editto di Milano, concesse anche ai cristiani la libertà di poter professare liberamente la loro fede e di costruire i loro luoghi di culto. Qui sotto, riportiamo un breve passo dell'Editto di Costantino:

"Noi, Costantino Augusto e Licinio Augusto…concediamo ai cristiani, come a tutti, libertà di seguire la propria religione, in maniera che quanto vi è divino nelle sfere celesti torni benignamente propizio a tutti noi e a quanti sono posti sotto la nostra autorità. Inoltre riguardo ai cristiani crediamo di decidere quanto segue: i locali in cui per l' innanzi essi avevano abitudine di riunirsi e siano stati in precedenza acquistati da privati o dal nostro fisco o da altri privati, li si dovrà restituire ai cristiani senza pagamento alcuno e senza richieste di indennizzo evitando inganni ed equivoci. Anche nel caso che siano stati ricevuti in dono dovranno essere restituiti al più presto ai cristiani. Se poi gli acquirenti o i beneficiari richiedono un' indennità dalla nostra benevolenza, si rivolgano al vicario in modo che la nostra clemenza possa decidere al riguardo. Tutti questi locali devono essere immediatamente e senza indugio ridati alle comunità dei cristiani."